Calenda contro post del PD

Ma vi siete impazziti?”: la polemica di Calenda contro il PD per un post sul referendum giustizia

Una nuova polemica politica scuote la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia in vista del voto del 22 e 23 marzo: questa volta il battibecco è tra Carlo Calenda, leader di Azione, e il Partito Democratico.

La scintilla è scattata sui social, dove il Pd aveva pubblicato un post che riproponeva un intervento televisivo del professore Angelo D’Orsi sul referendum, accompagnato da un chiaro invito a votare no alla riforma. Il post è stato interpretato da Calenda come un errore politico grave, soprattutto per la figura scelta come “testimonial”.

Calenda: “Avete perso la bussola”

Su X (ex Twitter), Calenda ha duramente criticato la scelta del Pd, scrivendo: “Ma vi siete impazziti completamente, Pd?” e accusando il partito di aver rilanciato contenuti politicamente inopportuni. Secondo Calenda, il problema non era solo il messaggio in sé, ma soprattutto il personaggio riproposto: Angelo D’Orsi, storico e saggista critico nei confronti dell’Occidente, spesso ospite di programmi internazionali considerati molto vicini al governo russo. Per Calenda si tratta di una figura controversa che non doveva essere utilizzata in un messaggio di comunicazione di un grande partito per un tema istituzionale così delicato. 

L’accusa di legami internazionali

Calenda ha rincarato la dose sostenendo che D’Orsi sarebbe un “aperto sostenitore di Putin” e ricordando come lo storico sia stato invitato anche su emittenti internazionali legate alla Russia. Questa circostanza, secondo il leader di Azione, rende ancora più inopportuna la scelta del Pd di amplificare un suo intervento quando si parla di una consultazione costituzionale di enorme rilevanza per il Paese. 

La reazione del Pd e il post rimosso

Tra i primi a rispondere alla sollevazione di Calenda c’è stata Pina Picierno, europarlamentare e vice presidente del Parlamento Europeo, esponente di spicco del Partito Democratico. Picierno ha ammesso l’errore, spiegando che il post è stato cancellato poco dopo la pubblicazione perché considerato inadatto e frutto di una scelta sbagliata di comunicazione. Il testo è stato definito “un grave errore a cui è stato posto immediatamente rimedio”. 

Perché il caso ha fatto rumore

Il dibattito è esploso in un momento in cui la campagna referendaria è particolarmente intensa: la riforma della giustizia, che sarà sottoposta al voto popolare il 22 e 23 marzo, riguarda modifiche costituzionali e ha polarizzato l’opinione pubblica. In questo contesto, ogni messaggio ufficiale dei partiti viene letto con grande attenzione e può influenzare sensibilmente la percezione dell’elettorato. 

L’irritazione di Calenda è anche collegata al clima politico complessivo: Azione e altre forze politiche di centro cercano di posizionarsi come alternative chiare nelle dinamiche di voto e nutrono dubbi su alcune scelte comunicative del Pd, considerandole non sempre coerenti con gli obiettivi della coalizione progressista.

La vicenda rimane un episodio significativo nella campagna per il referendum sulla giustizia. Da un lato una nota stonata nei messaggi social del Partito Democratico, dall’altro una reazione forte da parte di un leader politico che interpreta quell’errore come sintomo di confusione o approssimazione. Il fatto che il post sia stato rapidamente cancellato mostra come le forze politiche siano molto sensibili alle critiche e attente a gestire l’immagine pubblica in una fase cruciale del confronto democratico.

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