Ponte sullo stretto al via

Ponte sullo Stretto, il governo riscrive il decreto: niente commissario e nessun paletto alla Corte dei Conti

Dopo mesi di incertezze, colpi di scena giudiziari e polemiche politiche, il progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro dell’agenda dell’esecutivo italiano. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato una nuova bozza di decreto legge infrastrutture che ridefinisce l’iter dell’opera infrastrutturale senza introdurre la figura del commissario straordinario per il progetto e senza modificare in modo restrittivo i poteri di controllo della Corte dei Conti, come era stato ventilato nei giorni scorsi. 

La decisione segna un passaggio cruciale nell’evoluzione di un’opera che da decenni occupa le cronache italiane e rimane simbolo di ambizioni infrastrutturali, difficoltà politiche e conflitti istituzionali. In questo articolo analizziamo cosa prevede il nuovo decreto, perché è stata eliminata la figura del commissario, quale ruolo avrà la Corte dei Conti e che prospettive si aprono per l’avvio dei lavori.

Un progetto storico, ma sempre controverso

Il Ponte sullo Stretto di Messina è un progetto infrastrutturale pensato per collegare la Sicilia alla Calabria tramite un grande ponte sospeso sopra lo stretto che divide l’isola dal continente europeo. L’idea di realizzare un collegamento stabile è nata decenni fa, con le prime proposte già negli anni ‘60 e ‘70 nel contesto di grandi concorsi internazionali di ingegneria. 

Negli ultimi anni, il progetto è stato rilanciato dal Governo italiano guidato da Giorgia Meloni e dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, con la speranza di avviare i cantieri entro il 2026. Tuttavia, la Corte dei Conti ha più volte sollevato rilievi e contestazioni sull’iter autorizzativo, ritenendo che alcuni atti amministrativi non rispettassero le norme italiane ed europee, in particolare quelle relative ai contratti pubblici e alle direttive ambientali. 

Nel novembre 2025 e poi successivamente, la magistratura contabile ha bloccato la registrazione di atti fondamentali, tra cui la delibera del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) che avrebbe avuto l’effetto di sbloccare i fondi per l’opera e avviare formalmente i lavori. Le motivazioni hanno riguardato, tra l’altro, la compatibilità con le direttive europee sugli appalti e sull’ambiente, oltre a dubbi sulla sostenibilità economica del progetto stesso. 

La nuova bozza del decreto: nessun commissario e controllo della Corte dei Conti

La principale novità emersa dal decreto infrastrutture recentemente approvato dal Consiglio dei ministri riguarda l’assenza della cosiddetta “figura del commissario straordinario” per il progetto del Ponte. In alcune bozze emerse nelle ultime settimane era stata ipotizzata la nomina di un commissario — figura che avrebbe dovuto accelerare l’iter e coordinare tutte le fasi autorizzative e realizzative. Tuttavia, quella ipotesi è stata respinta sia dal governo sia dal Quirinale, che hanno ritenuto necessario preservare il normale sistema di controlli e competenze istituzionali. 

Nel testo licenziato dal governo, invece, si prevede che le procedure istruttorie per ottenere una nuova delibera del CIPESS siano coordinate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) insieme alle altre amministrazioni centrali coinvolte — dalla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, a quelli dell’Ambiente, della Salute e della Difesa. 

Un elemento importante del decreto è anche la conferma che l’accordo di programma stipulato in relazione alla realizzazione del ponte deve essere sottoposto al controllo di legittimità della Corte dei Conti. Questo significa che, prima di poter procedere con qualsiasi spesa o attivazione di cantieri, l’atto dovrà essere verificato dalla magistratura contabile per coerenza normativa, legittimità e compatibilità con le normative europee. 

Questa linea di rispetto dei poteri di controllo è stata sottolineata anche dal Quirinale, che ha posto l’accento sulla necessità di non “forzare” la mano riducendo gli strumenti di vigilanza di organi indipendenti. 

Perché nessun commissario? Le ragioni politiche e istituzionali

La scelta di non prevedere un commissario per l’opera è stata motivata da diverse valutazioni, sia politiche sia istituzionali:

  1. Garanzia di controlli trasparenti: limitare l’istituzione di un commissario sottrae potenziali spazi di discrezionalità e garantisce che ogni fase venga verificata con i normali strumenti di valutazione e controllo, sia amministrativi sia contabili. Questo è particolarmente importante per interventi che prevedono spese pubbliche enormi e impatti di lungo termine.  
  2. Rispetto delle istituzioni: il presidente della Repubblica e il Quirinale hanno segnato la linea su un equilibrio tra accelerazione delle procedure e rispetto delle forme di controllo previste dal sistema costituzionale italiano.  
  3. Reazione alle critiche delle ONG e della magistratura: associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente, WWF e Lipu avevano espresso preoccupazione per il contenuto di una prima bozza che avrebbe potuto limitare i poteri di vigilanza della Corte dei Conti. Il nuovo testo risponde a tali critiche conservando pienamente i poteri della magistratura contabile.  

I rilievi della Corte dei Conti: cosa è successo finora e perché il decreto cambia passo

Negli ultimi mesi, la Corte dei Conti ha bloccato in due occasioni la procedura di approvazione del progetto del ponte, evidenziando problemi procedurali, economici e di compatibilità con gli standard europei. Le motivazioni depositate il 17 dicembre 2025 evidenziano, ad esempio, che la modifica di contratti in corso d’opera potrebbe violare la direttiva europea sugli appalti pubblici, e che alcune parti della documentazione non erano state adeguatamente giustificate. 

La magistratura contabile ha anche espresso dubbi sull’analisi dei costi e benefici dell’opera, oltre alla necessità di una valutazione più dettagliata degli impatti ambientali. Questi aspetti avevano spinto il MIT a rivedere la documentazione tecnica e adottare un nuovo percorso di istruttoria per assicurare che tutte le normative italiane ed europee venissero rispettate. 

Il decreto approvato dal governo nasce proprio come risposta a questi rilievi: non elimina i passaggi di controllo, ma li organizza in modo più chiaro e coordinato tra le diverse amministrazioni. L’obiettivo dichiarato è superare gli stop della magistratura contabile e ritornare a una fase in cui il progetto possa essere nuovamente valutato e approvato in vista dell’avvio dei lavori. 

Le critiche politiche e dell’opposizione

Nonostante la riscrittura del decreto, le critiche non mancano. Figure politiche dell’opposizione, come il deputato Angelo Bonelli di Europa Verde, hanno definito il provvedimento come una serie di “solite furbizie”, sostenendo che alcuni aspetti del testo continuano a limitare il ruolo di valutazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e di altri organi tecnici indipendenti. 

Secondo Bonelli e altri oppositori, l’opera potrebbe essere avventata e rischiosa dal punto di vista ambientale ed economico, con un impatto difficile da giustificare tanto in termini di costi quanto di benefici effettivi rispetto alle esigenze di mobilità e trasporto interne. 

Prospettive future e scenari di realizzazione dell’opera

Con il decreto appena approvato, il governo punta a superare gli ostacoli procedurali e a rilanciare l’iter del Ponte sullo Stretto nei prossimi mesi. Rimane però la necessità di un confronto costante con le istituzioni di controllo, in particolare la Corte dei Conti e le autorità europee, per assicurare che tutte le fasi rispettino le norme vigenti. 

Inoltre, l’opera dovrà affrontare una serie di passaggi tecnici non trascurabili: dall’aggiornamento del piano economico-finanziario all’acquisizione dei pareri dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART), fino alle valutazioni ambientali richieste dalla Direttiva Habitat dell’UE. 

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