
Crans Montana sale a 4 gli indagati
Crans-Montana, sale a quattro il numero degli indagati per il rogo al “Le Constellation”: un’indagine sempre più complessa
La tragica notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, continua a produrre sviluppi giudiziari e riflessioni sulla sicurezza e sulle responsabilità. La tragedia del bar Le Constellation, dove un incendio scoppiato durante i festeggiamenti ha causato la morte di decine di giovani e il ferimento di molte altre persone, ha portato all’apertura di un’indagine ampia e articolata che ora coinvolge più persone e anche i controlli delle autorità locali.
Le autorità svizzere hanno reso noto che sono saliti a quattro gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul rogo avvenuto nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio: oltre ai proprietari francesi del locale, Jacques e Jessica Moretti, risultano infatti iscritti nel registro degli indagati anche alcuni funzionari incaricati dei controlli sulla sicurezza dei locali e un responsabile della sicurezza, tutti sospettati di omissioni e negligenze nella prevenzione degli standard antincendio e nella vigilanza sulle misure di protezione per i clienti presenti quella notte.
La notte della tragedia e il contesto delle indagini
La vicenda risale alla notte di Capodanno nel famoso bar Le Constellation, situato nella località sciistica del Canton Vallese. Mentre centinaia di persone festeggiavano il nuovo anno, un incendio si è sviluppato improvvisamente nel locale affollato, provocando un bilancio drammatico di decine di vittime e oltre cento feriti, molti in condizioni gravi. Le prime ricostruzioni indicano che l’innesco sarebbe avvenuto a causa di fontanelle pirotecniche montate su bottiglie di champagne che hanno incendiato i pannelli fonoassorbenti del soffitto, materiali altamente infiammabili che avrebbero facilitato la propagazione delle fiamme in pochissimi secondi.
Le vittime erano per lo più giovani e giovanissimi e tra di esse c’erano anche cittadini italiani, francesi e di altre nazionalità. La gravità dell’evento ha scatenato un’ondata di commozione internazionale, portando sotto i riflettori non solo la tragedia stessa, ma la questione più ampia della sicurezza nei locali pubblici e della vigilanza preventiva.
Terzo inquisito e lacune nei controlli
La notizia del terzo ufficiale inquisito si inserisce in un quadro investigativo che si sta allargando. Inizialmente, le inchieste si concentravano principalmente sui proprietari del bar, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo per negligenza nella gestione delle norme antincendio. Successivamente, però, gli inquirenti svizzeri hanno deciso di coinvolgere anche figure legate ai controlli di sicurezza pubblica nella zona, sospettate di non aver effettuato ispezioni adeguate o periodiche che avrebbero potuto prevenire la tragedia.
Secondo l’accusa, il servizio tecnico responsabile dei controlli avrebbe in passato adottato un atteggiamento molto rigoroso nei confronti di altri edifici o attività, mentre nel caso del discobar Le Constellation alcune verifiche fondamentali — come l’ispezione annuale sul rispetto delle misure di sicurezza, l’efficacia delle vie di fuga e la conformità dei materiali fonoassorbenti — non sarebbero mai state svolte o sarebbero state insufficienti.
Questo ha acceso un’accesa discussione pubblica sull’importanza dei controlli e sulla responsabilità delle autorità nel garantire la sicurezza, soprattutto nei luoghi di aggregazione giovanile.
Coinvolgimento dell’Italia nell’inchiesta
Alla tragedia hanno perso la vita anche sei giovani italiani, e numerosi feriti sono stati ricoverati negli ospedali di varie regioni italiane, con alcuni casi di particolare gravità ancora in osservazione. Questo ha spinto la Procura di Roma ad aprire un’inchiesta parallela per omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposo aggravato da violazioni delle norme di sicurezza.
Per rafforzare la collaborazione tra le autorità giudiziarie italiane e svizzere, è stato richiesto e ottenuto un accordo formale di assistenza giudiziaria e la creazione di un gruppo investigativo comune per condividere documenti, testimonianze e accertamenti tecnici. È inoltre previsto che una squadra di poliziotti e tecnici italiani possa recarsi in Svizzera a partire da metà febbraio per condurre nuovi sopralluoghi, interrogatori e acquisire copia di tutti gli atti d’indagine.
Questa cooperazione giudiziaria rappresenta un passo significativo in un procedimento che sin dall’inizio ha avuto un forte impatto anche diplomatico tra Roma e Berna, soprattutto dopo la decisione del tribunale svizzero di concedere la scarcerazione su cauzione di uno dei proprietari del locale, decisione che ha suscitato vive proteste da parte del governo italiano e delle famiglie delle vittime.
Reazioni e impatto sulla comunità
La tragedia ha avuto anche un impatto profondo sulla comunità di Crans-Montana e sul settore turistico svizzero, uno dei motori economici principali della regione. L’incidente ha portato a un intenso dibattito sulla sicurezza degli edifici e delle strutture ricettive, oltre a suscitare forti reazioni da parte delle famiglie delle vittime e delle autorità italiane, sensibili alla protezione dei propri cittadini all’estero.
In parte le pressioni internazionali e mediatiche hanno spinto le autorità a intensificare i controlli e il dialogo tra Paesi, ma restano molti punti da chiarire nel corso delle prossime settimane. La collaborazione tra procuratori svizzeri e italiani, con incontri e scambi tecnici previsti nelle prossime settimane, potrebbe accelerare la raccolta di prove, testimonianze e documentazione fondamentale per una ricostruzione precisa delle responsabilità.
Una tragedia che solleva domande sul sistema di verifica della sicurezza
Oltre all’aspetto giudiziario, l’allargarsi dell’inchiesta pone domande importanti su come funzionano i controlli di sicurezza nei locali pubblici, specialmente in paesi come la Svizzera dove la responsabilità delle ispezioni è spesso frammentata tra diversi livelli di autorità. Molti osservatori sottolineano che se le ispezioni minime fossero state effettuate correttamente o con maggiore rigore, alcune lacune strutturali — come le vie di uscita insufficienti o materiali non ignifughi — potrebbero essere state identificate e corrette prima che diventassero letali.
Il caso di Crans-Montana continua a evolversi con un numero crescente di inquisiti e una collaborazione internazionale sempre più stretta. La presenza di figure ufficiali sotto indagine, oltre ai proprietari del locale, evidenzia la complessità di responsabilità in una tragedia di proporzioni così gravi.
Mentre le indagini proseguono, la comunità internazionale osserva con attenzione, nella speranza che la verità sui motivi e sulle dinamiche del rogo possa emergere completamente e che giustizia venga fatta per le decine di vittime e i molti feriti di quella tragica notte di Capodanno.